«Il ventre di Napoli» di Matilde Serao
L’emergenza? Già nel 1885
Pur
vivendo in ambienti luridi e contaminati, quella di Napoli «non è una gente
bestiale, selvaggia, oziosa; non è tetra nella fede, non è cupa nel vizio, non
è collerica nella sventura. Questo popolo, per sua naturale gentilezza, ama le
case bianche e le colline» Così scriveva ne «11 ventre
di Napoli» Matilde Serao riferendosi all’epidemia di
colera del 1885. Anche allora l’emergenza pulizia aveva suscitato clamore, ma
la scrittrice sottolinea, a proposito degli abitanti
della città che il governo voleva sventrare per ripulire, che «non è dunque una
razza di animali, che si compiace del suo fango; non è dunque una razza
inferiore che presceglie l’orrido fra il brutto e cerca volenterosa il sudiciume».
E in tono propositivo l’autrice ammonisce: «Non basta
sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla».