In un bollettino degli anni '50, l’arciprete Don Giovanni
Albani scriveva:
"S.Anna
,fin da tempi lontanissimi, ebbe un culto amorevole in Savignano, fino a
diventare protettrice del paese.
Tutti i Savignanesi,
materialmente e spiritualmente, sono presenti alla sua festa che il 26 luglio
si celebra con grande solennità.
In quel giorno Savignano rivede per le sue vie molti dei
suoi figli, che, in devoto
pellegrinaggio, vengono per ritrovarsi tutti nella grande
famiglia paesana.
Ridiventano bambini lieti e semplicioni e nell'incontro,
sono saluti cordiali, rumorosi, amorevoli:
"E sì...Potevo mancare?"
Questo messaggio è una nitida testimonianza della devozione
e dell’attaccamento dei Savignanesi a S.Anna. E’ una devozione antica, se ne ha notizie già nel
1695 quando Giuseppe de Prospo regala alla Santa e a S.Rocco pezzi vaccini di ogni
specie e li trattiene in società per ricavarne fondi per le Feste. E’ cresciuta
nei secoli fino a sovrastare devozioni tradizionali come quella del Titolare
della Chiesa Madre, S.Nicola Vescovo, della Madonna
delle Grazie, dell’Addolorata, del
Rosario e di S.Rocco.
Alla fine del 1600
nella Chiesa Madre nacquero i monti Frumentari del Santissimo e
dell’Addolorata con relative Confraternite ed è evidente che il culto di S.Anna era diverso.
La fiera di animali è una
istituzione posteriore alla prima guerra mondiale, mentre la festa assunse le
proporzioni e l’organizzazione attuale nell’anno 1927.
Il "masto di
festa" ( così si chiamava il componente
del Comitato) iniziava la sua attività nel periodo della raccolta e si presentava con l’asina su ogni campo
mentre si mieteva il grano per
racimolare l’offerta di una o due gregne ( fasci di grano) che andavano a formare il carro
che il giorno della Festa avrebbe fatto bella mostra "'mmiezz'a lu chiano".
I più ricchi e, con campi
grandi, riuscivano a donare anche un "ausiella" (una pila di 24 gregne).
tradizione.
La mattina di S.
Anna, accompagnato da bande musicali, suoni di campane e spari di mortaretti,
tutto il grano raccolto, addobbato su
carri trainati da buoi veniva portato in paese
proveniente dalle due parti opposte della Via Nuova (l'attuale statale 91 bis).
Si faceva anche un
caratteristico Carroccio con spighe di grano lavorato che sostava
davanti alla Fontana delle Papere per tutta la durata della festa:
Stentatamente la tradizione ha resistito fino a qualche anno
fa..


Una foto del 1950 mostra molto bene due file di carri
disposte affianco al campo sportivo.
La preparazione alla festa inizia con un solenne Novenario che dal 1954 viene annunciato ogni sera con spari di mortaretti.
Quel 1954 “li mast d’ fest” non uscivano e già si sparlottava che la festa non si sarebbe fatta!
Poteva essere possibile non onorare s.Anna in modo adeguato? Sicuramente no e alcune persone di buona volontà si associarono proprio il 17 luglio, giorno iniziale del Novenario. E come dare la notizia che la festa si sarebbe fatta? Un ragazzino interpretrò quella titubanza e suggerì il sistema più semplice ed immediato: “E’ già festa esservi trovati e la festa si annuncia con allegria, con i fuochi”. E al suono delle campane del novenario ci furono gli spari di mortaretti. La raccolta di gregne fu più copiosa del solito e lo sparo di mortaretti al novenario divenne tacita tradizione.
Anticamente, compagnie di fedeli giungevano anche dai paesi
vicini, fino a diventare un vero Santuario che divenne più sentito in seguito
al terremoto del 23 luglio
I pochi danni subiti da Savignano furono attribuiti dal
popolo alla protezione di S.Anna.
(Sarebbe strano pensare che S.Anna
avesse provveduto solo per i fedeli e
avesse tralasciato la sua casa,
E’ più facile che
validi insegnamenti per il futuro).
La processione della Santa si faceva a mezzogiorno per far
partecipare anche i forestieri presenti alla fiera o venuti in pellegrinaggio.
Il mercato stesso si teneva sul Corso.
Dopo la benedizione dei carri, si dava il via alle gare
pirotecniche che dalla Serra diffondevano i loro colpi
in aria e l'eco rimbombava per tutta la valle del Cervaro
Il Piano, che attualmente è abitato
e pieno di case, era una immensa aia con gregne e pisature sparse. Il fuoco di S.Anna,
sia di giorno che di notte, veniva sparato dal
Calvario e tutto andava bene. Ora per
precauzione il fuoco si spara in siti più sicuri.
Non ci sono più i carri, anche perchè è variato il sistema
di mietitura.
Dal 2000
"Sant'Anna eja la nosta e
La serata del 26 luglio era ed è dedicata alla musica
classica in piazza, mentre il 27 è riservata alla
mondanità con gare sportive, cantanti e fuochi pirotecnici.
Tutti i Mast d’fest
entravano di diritto nell'Associazione di S.Anna e,
alla morte, avevano diritto all'accompagnamento con stendardo al cimitero e
alla Messa di suffragio
La vecchiaia, purtroppo, non risparmia nemmeno i Santi, per cui
Pertanto è stata lodevole la
sensibilità del Comitato Festa 2001, che, con la guida dell’attuale arciprete/Abate
D. Vincenzo Mastromauro, si è adoperato per un totale restauro con gli
oboli della festa.
Si è potuto ammirare l’opera la fredda mattina del 23
dicembre 2001, quando
I timori che l’originale aspetto cromatico del
1757, ripristinato sulla Statua,
avesse potuto scalfire i sentimenti
e creare dubbi sull’assimilazione della nuova immagine, sparirono immediatamente all’apparire della
Statua:
Gli antichi colori sono sembrati talmente ovvi da appagare ancora di più la vista e portarci alle considerazioni già espresse in altre occasioni:
una opera antica
manifesta
tutto il suo fascino se mantenuta nel
suo aspetto originale
e tutti gli ammodernamenti ne limitano l’armonia.
Michele Svignano
Ps: Lo sapevate che Don Vincenzo ha il titolo di Abate?
