Roma sta per affrontare lo stesso problema della Campania: tra un po' non saprà dove mettere i rifiuti prodotti perchè la storia discarica di Malagrotta è in via di chiusura (ma lo è ormai da diverso tempo e la chiusura, per legge, è sempre stata rinviata). E' stato costruito un nuovo inceneritore (qui chiamato gassificatore, non si sa perchè uno stesso oggetto venga chiamato con più nomi diversi anche se sono la stessa cosa) ed individuata una nuova discarica (a meno di tre km dalla precedente). Le proteste si elevano, ma resta solo una soluzione: o il comune trova un nuovo sito o la Regione Lazio continuerà a far funzionare la storica discarica di Malagrotta, nonostante avrebbe dovuto chiudere per legge già da 4 anni.

La Campania nel DL 81/08 (e in quello precedente) aveva individuato 8 siti di discarica in Campania: ne sono stati aperti solo due: Savignano e Sant'Arcangelo. E a quanto pare e resteranno gli unici siti Campani, perchè di nuovi siti non se ne vede nemmeno l'ombra. , Quindi, nonostante le autorità i sindaci continuino a dire che chiuderanno a breve perchè saranno presto colme, le strategie nascoste e i progetti in corso fanno pensare ad un ampliamento dei siti di Savignano Sant'Arcangelo. Perchè, come a Roma, se non si troveranno altri siti, la Regione riconfermerà i siti già in funzione. Con beffa dei sindaci che ne predicono la chiusura. E i due siti accoglieranno anche tutte le ceneri prodotte dagli inceneritori della Campania... che a loro volta accoglieranno la monnezza anche di altre regioni, vista la sovracapacità progettata rispetto alle necessità.

Di seguito la storia della vicenda della discarica di Roma. Perchè il business è business ed e sempre nelle stesse mani.

Tratto da "La Repubblica.it" del 12 novembre 2008.

 

Il gip blocca per irregolarità il gassificatore di Malagrotta
Soddisfazione dei residenti, ma Bertolaso avverte: "Non è un segnale positivo"
Rifiuti, sigilli dentro la discarica e Roma rischia l'effetto Campania
di CECILIA GENTILE



La discarica di Malagrotta

ROMA - Sigilli al gassificatore di Malagrotta, alla periferia ovest della capitale. I carabinieri del Noe sono arrivati ieri mattina presto, a due giorni dall'inaugurazione, fissata per domani, e hanno chiuso l'impianto costruito per trasformare in energia 500 tonnellate di ecoballe al giorno, ricavate da 1500 tonnellate di rifiuti indifferenziati.

Per i carabinieri e per la Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta, quel gassificatore è l'ennesimo schiaffo ad un territorio già devastato da impianti inquinanti e ad alto rischio. A Malagrotta non c'è solo la discarica più grande d'Europa, che dal 1984 ha accumulato oltre 30 tonnellate di rifiuti perseguitando la popolazione della zona con i suoi miasmi. Nella stessa area ci sono una raffineria, un impianto per rifiuti tossici ospedalieri, un deposito di carburanti, una gigantesca cava.

Il decreto legislativo 334/99, conosciuto come Seveso 2, vieta che nello stesso sito siano concentrati più impianti industriali ad alto rischio. Bisogna capire allora chi e perché ha rilasciato l'autorizzazione alla costruzione del gassificatore. Per questo i carabinieri hanno portato via dagli uffici della Regione Lazio tutti i documenti della pratica, iniziata con la precedente giunta Storace e proseguita con quella Marrazzo. Altra ragione del sequestro, l'impianto antincendio risultato non a norma.

"E' un segno che lo Stato esiste", commenta soddisfatto il presidente del comitato dei residenti Sergio Apollonio, da sempre avverso al nuovo impianto. Per Guido Bertolaso, sottosegretario per l'emergenza rifiuti in Campania, invece, il sequestro del gassificatore di Malagrotta "non è un segnale positivo", perché riapre la strada allo spettro dell'emergenza proprio come in Campania. La fase del commissariamento nel Lazio è finita il 31 dicembre 2007. Ma il vero superamento dell'emergenza è tassativamente subordinato alla realizzazione del piano rifiuti, che prevede, in primis, la chiusura definitiva della discarica di Malagrotta, la raccolta differenziata al 50% nel 2011, l'attivazione di questo e di altri gassificatori, per un totale di quattro in tutta la regione.

"A Malagrotta la discarica è in esaurimento da molti anni - prosegue Bertolaso - ma si è succeduta una proroga dietro l'altra". Malagrotta ormai scoppia. Ma, per stessa ammissione del presidente Piero Marrazzo, Roma non potrà fare a meno di una discarica, specialmente nei prossimi due anni, che saranno di transizione. Dunque, o il Comune del sindaco Pdl Alemanno individua un nuovo sito, oppure la Regione governata dal Pd lascerà aperta quella di Malagrotta, decidendo ulteriori ampliamenti, come già fatto in precedenza. Finora la proposta per aree alternative è solo una: Monti dell'Ortaccio, a tre chilometri da Malagrotta, e viene dallo stesso proprietario della discarica e del gassificatore, Manlio Cerroni.

(12 novembre 2008)