"Un paese
ci vuole, non fosse
per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere
soli, sapere che nella gente,
nelle piante, nella terra, c'è
qualcosa di tuo, che anche
quando non ci sei resta ad
aspettarti..." (C. Pavese)
"Già.
Un "paese", inteso come radici, come
tradizioni, ci vuole, pena lo sradicamento, la perdita d'identità.
Un paese vuol dire senso
d'appartenenza, memoria, solidarietà. Ma un paese, come la
casa, è fatto per essere lasciato, in un preciso tempo della
propria vita. Per fare esperienza, per crescere, e poi magari per
tornare, come il protagonista del romanzo pavesiano, e scoprire
che tutto è cambiato. Formarsi è apprendere nuove
modalità di incontro, nuove possibilità. È
disporsi all'ascolto. Bisogna saper ascoltare. Solo allora è
possibile accogliere
l'altro in sé, riconoscerlo come soggetto. L'incontro con
la differenza ci costringe a una sfida: prepararci ad accogliere
il nuovo senza rinnegare chi siamo; cambiare, rimanendo noi stessi.
Tensione tra cambiamento e continuità, dunque. Questa la
sfida del nostro tempo. Rami alti per
guardare lontano e radici ben piantate per terra. Chi insegue ad
ogni costo il nuovo rischia di perdersi; chi rimane fisso nella
sua posizione rischia di essere investito dagli eventi." (Giovanni
Widmann)
Questa la sfida di Savignans.
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